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Corruzione: quadro normativo e la sua applicazione, indicazioni sul fenomeno del whistleblowing

In Italia, il quadro della lotta alla corruzione è diviso a metà


L’elenco di leggi e decreti in materia di corruzione è infinito: si parte nel 2012 con la Legge 190 per la prevenzione della corruzione nella Pubblica amministrazione, per proseguire poi con quella n.186 del Dicembre 2014 per i reati di riciclaggio e il decreto legislativo n. 38 del 2017 sulle nuove disposizioni per il settore privato.

In Italia, il quadro della lotta alla corruzione è diviso a metà: da una parte l’enorme apparato normativo, dall’altra la sua applicazione pratica e il lavoro che le istituzioni e il Governo fanno per cercare di reprimere questo fenomeno.

Alcune risposte arrivano dalla pubblicazione del nuovo report “Agenda anticorruzione 2017- L’impegno dell’Italia nella lotta alla corruzione” presentato a Roma lo scorso 10 ottobre da Trasparency International Italia con l’obiettivo di studiare e valutare le leggi, i regolamenti e le prassi a livello nazionale.

Il report è stato elaborato nell’ambito del progetto BICA (Business Integrity Country Agenda) e si basa sull’analisi di tre soggetti – il settore pubblico, il settore privato e la società civile – che a loro volta sono suddivisi per aree tematiche, in totale 15, che approfondiscono argomenti specifici.

Un dato significativo della ricerca è costituito dai casi di corruzione in Italia, riportati dai media nel 2017: 566 di cui 439 indagini, 76 condanne, 10 prescrizioni, 27 assoluzioni e 8 patteggiamenti.

Un altro punto evidenziato dall’Agenda anticorruzione 2017 è la poca importanza data alla tutela di chi segnala e testimonia un illecito sul luogo di lavoro, il cosiddetto Whistleblower, letteralmente “soffiatore di fischietto” e la sua attività ha il fine di riportare le procedure amministrative e i comportamenti dei dipendenti pubblici sui binari della legalità. Da un’analisi dei dati svolta da ANAC si può notare come dal 2014 ad oggi il numero delle segnalazioni alle Autorità sia aumentato, fino ad arrivare a quota 263 segnalazioni nei primi mesi del 2017 (dati al 31 maggio 2017), provenienti soprattutto dal Sud Italia. Sempre prendendo in considerazione le segnalazioni degli ultimi 17 mesi, il rapporto evidenzia che i whistleblower più attivi sono quelli delle Regioni e degli Enti locali; poi ci sono le altre amministrazioni, le aziende sanitarie e le istituzioni scolastiche.

Ma come vengono regolamentate in Italia le segnalazioni?

In Italia esiste un articolo del codice penale (361, Omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale) per cui ci sarebbero sanzioni per il pubblico ufficiale che non denuncia reati di cui sia venuto a conoscenza durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, ma questa norma viene scarsamente applicata.

La Legge 190 del 2012 ha introdotto un articolo specifico sul whistleblowing nel settore pubblico, il 54 bis del decreto legislativo n. 165/2001, Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti.

C’è da dire però che molte segnalazioni sono anonime, a causa del rischio per il dipendente di ritorsioni o attività di mobbing; questo anche perché la legge non è particolarmente efficace e la reale tutela di chi segnala è molto difficile.  Tra le soluzioni per ridurre l’atmosfera di diffidenza intorno al whistleblowing ci potrebbe essere una maggiore formazione per far comprendere ai dipendenti pubblici e alla pubblica amministrazione quanto sia importante utilizzare servizi di segnalazione in caso di condotte corruttive. Il whistleblowing è uno strumento fondamentale per la lotta alla corruzione, ma è ancora visto con sospetto e diffidenza, soprattutto in Italia.

Si ricorda anche la ricerca di Confindustria (che evidenzia un notevole ritardo rispetto alle buone prassi internazionali), dove si evidenzia che l’87% delle imprese (campione della associazione datoriale) ha adottato sistemi di regolazione del fenomeno del whistleblowing, il 50% ha introdotto una casella di posta elettronica dedicata alle segnalazioni, 28% prevede che esse siano inviate all’indirizzo e-mail dell’Organismo di vigilanza e solo un terzo di questi strumenti garantisce l’anonimato del segnalante.

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Fonte principale: Trasparency International Italia - Mappa della corruzione Transparency International Italia. Casi di corruzione riportati sui media nazionali dal 01/01/2017 al 30/09/2017

Altre fonti: Il Sole 24Ore e l’Indagine Confindustria sui modelli organizzativi 231 e anticorruzione - Aprile 2017

 

 

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